ULTIME NEWS
Home > Economia e Finanza > Come difendersi dal redditometro
Come difendersi dal redditometro

Come difendersi dal redditometro

In questo periodo è tornato di moda parlare del redditometro, strumento che tutti temono ma che forse non tutti conoscono bene. Cerchiamo di capire in cosa consiste questo strumento e, se è possibile, come difendersi dal redditometro.

Prima di tutto diamo una definizione: il redditometro è uno strumento che permette al Fisco di determinare il reddito presunto di un contribuente basandosi sulle spese effettuate nell’anno di imposta e su altri elementi certi che indicano una determinata disponibilità.

Prima dell’accertamento vero e proprio viene svolta un’attività di controllo costituita da due fasi distinte: la prima è la selezione del contribuente (o sarebbe meglio dire della famiglia fiscale, formata da coloro che concorrono alle spese e agli introiti), mentre la seconda è l’attività istruttoria (esame degli elementi considerati utili per la ricostruzione presunta del reddito).

Per la ricostruzione del reddito e quindi selezionare i contribuenti da sottoporre ad accertamento, il fisco tiene in considerazione quattro categorie di spese: le spese certe (spese tracciate di cui il Fisco è già a conoscenza, come ad esempio mutui, affitti o polizze), le spese per elementi certi (non hanno riscontro diretto, ma sono oggettivamente necessarie per il possesso di elementi certi), gli incrementi patrimoniali (investimenti effettuati nell’arco dell’anno al netto dei disinvestimenti), la quota di risparmio che si è formata nell’anno.

Su indicazione del Garante della Privacy non vengono considerate le cosiddette spese medie Istat (beni e servizi attribuibili normalmente a ciascun contribuente) in quanto non riferibili al singolo contribuente e quindi prive del requisito della certezza. Questo tipo di spese potranno essere prese in esame solo ed esclusivamente se risultano da elementi già noti all’anagrafe tributaria.

La procedura prevede l’invio del questionario al contribuente, che deve rispondere entro 15 giorni e poi la convocazione all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate in modo che possa esporre le informazioni che ritiene utili per la ricostruzione esatta del reddito.

A questo punto l’Ufficio decide se archiviare il procedimento o se proseguire con l’emissione dell’avviso di accertamento se la differenza tra reddito dichiarato e reddito accertato è superiore al 20% (che sale al 33% per i lavoratori autonomi o titolari di ditte individuali che sono in linea con gli studi di settore).

Come può il contribuente difendersi dal redditometro? Prima di tutto rispondendo al test e dimostrando l’infondatezza delle pretese del Fisco in sede del contraddittorio presentando tutta la documentazione che ritiene utile (ad esempio dimostrando la presenza di redditi che non devono essere dichiarati, come può essere una donazione, ma che giustificano l’ammontare delle spese).

Ai fini dell’accertamento è inutile la conservazione degli scontrini, ma in caso di spese significative può essere importante effettuare pagamenti tracciabili che consentano l’individuazione esatta della spesa (ad esempio bancomat o bonifico).

About Fabio Porpora

Lascia un commento