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Aumento IVA al 21%: Cosa aumenta e come calcolarlo

Aumento IVA al 21%: Cosa aumenta e come calcolarlo

Tra i principali emendamenti della nuova manovra economica, la cosidetta “bis”, più volte rivista e modificata, c’è l’entrata in vigore dell’aumento dell’iva che passa dallo storico 20% al 21%. Un provvedimento difficile ma necessario hanno sottolineato al Governo, grazie al quale, assieme alla concomitanza di altri provvedimenti economici approvati nella manovra, porterà il bilancio nazionale in pareggio entro il 2014, annullando l’attuale gap tra entrate e uscite statali.

L’iva è l’imposta sul valore aggiunto che grava sul consumatore finale, ovvero su chi realmente utilizza determinato bene o servizio, il quale non ha facoltà di poterla riversare su altri; dunque l’aumento dell’iva mira solo ed esclusivamente le tasche dei cittadini, dei consumatori finali. Veniamo al nocciolo della discussione, ovvero ciò che crediamo possa interessare davvero agli italiani. Come bisogna calcolarlo (aumento iva) esattamente al fine di evitare errori? Se ad esempio un determinato oggetto prima aveva un prezzo di 240 euro, significava che in realtà il valore dello stesso era di 200, dunque al venditore spettavano 200 (ripartiti tra i diversi operatori del commercio che hanno partecipato alla creazione-distrib.-vendita del prodotto), mentre i 40 euro spettavano allo Stato.

Oggi a seguito dell’aumento dell’iva cosa aumenta, e come calcolarlo? Ad aumentare è il compenso che percepisce lo Stato su ogni transazione commerciale. Riprendendo dunque il nostro bene oggetto dell’esempio poco sopra dimostrato, bisognerà prendere il prezzo del passato, nel nostro caso 240 e moltiplicarlo per 1,00833334 dunque 242 euro. L’aumento che graverà nelle tasche del cittadino consumatore finale, su un oggetto di 240 euro, sarà di 2 euro (che andranno in più allo Stato), e spenderà in totale non più 240, ma 242 euro. Questa formulà dovrà esser applicata per tutti i beni oggetti dell’aumento. Ma cosa aumenta? Aumenteranno in definitiva tutti i beni NON DI PRIMA NECESSITA’, alla quale era precedentemente applicata l’iva al 20%; non rientrano i beni di prima necessità, cui l’iva grava al 4% e al 10% come ad esempio latte e pane ed altri generi alimentari necessari. Di seguito un piccolo sunto di beni materiali, immateriali e servizi cui grava l’aumento dell’iva al 21% introdotta dalla manovra economica.

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