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Terremoto dell’Aquila: cosa rimane 6 anni dopo

Terremoto dell’Aquila: cosa rimane 6 anni dopo

L’Aquila, 6 anni dopo: cos’è cambiato? Niente. Una risposta amara, amarissima: un cazzotto nello stomaco che quotidianamente viene rifilato al capoluogo abruzzese per colpa di una ricostruzione tanto propagandata quanto fittizia.

Come testimoniato da numerose testate, a pochi giorni dal sesto anniversario del sisma che sconvolse l’Abruzzo, la situazione post-terremoto è ancora di là da essere risolta: le decine di new town sorte nel circondario aquilano, costruite in tempi record e costate circa un miliardo di euro, sono oggi delle città quasi morte.

Quartieri dormitorio privi di ogni servizio, mancanti di un tessuto connettivo che le leghi al centro storico, ex cuore pulsante di tutta la città e che dal 2009 si è fermato sotto una coltre di cartelli pericolanti e di silenzio.

Le new town tirate su alla periferia dell’Aquila cadono a pezzi, tranne rare eccezioni. Lo stesso progetto C.A.S.E. (Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili) tanto pubblicizzato dall’accoppiata Berlusconi-Bertolaso per fronteggiare l’emergenza dei 16mila aquilani sfollati, ha mostrato sin dall’inizio le prime crepe, che oggi continuano ad aumentare: infiltrazioni in appartamenti e garage, allagamenti, perdite dagli scarichi e problemi fognari, pavimenti che si scollano, addirittura balconi che crollano.

Come sanno bene a Cese di Preturo, sede di uno dei 19 progetti C.A.S.E.: nel settembre 2014 un balcone crollò, per fortuna senza provocare vittime o feriti. È l’immagine emblematica di una ricostruzione frettolosa e inefficiente, che ha gonfiato il cuore degli aquilani di illusioni inutili, crollate poi come quel balcone.

Da allora, come testimoniato dall’ANSA, sono stati posti sotto sequestro altri 800 balconi in cinque insediamenti dell’Aquilano (oltre a Preturo, Arischia, Collebrincioni, Sassa, Coppito). Ciò vuol dire che la gente vive con i sigilli ai balconi e al piano terra, senza poter uscire sul balcone.

Su questo c’è un’inchiesta aperta, per difetti di costruzione e fornitura di materiali scadenti, con 39 indagati.

Oltre al danno delle distruzioni, anche la beffa dell’illegalità, con le frequenti intromissioni della “cricca” dei grandi appalti che, secondo le indagini della Procura abruzzese, ha utilizzato la ricostruzione dell’Aquila come un vero e proprio business, fatto di tangenti e appalti per la messa in sicurezza di edifici danneggiati o per l’effettiva ricostruzione truccati ad hoc.

Domenica sera si terrà la fiaccolata per ricordare tutte le vittime del terremoto: la sera di Pasqua, giorno di resurrezione. La scelta della data è più che simbolica: è un sentitissimo auspicio, da una terra che vuole rinascere e che è stanca di subire altro cemento sporco, mentre intorno tutto muore.

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