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Riforme, ddl scuola: testo al Senato, proteste in piazza

Riforme, ddl scuola: testo al Senato, proteste in piazza

Il ddl Buona scuola è all’esame del Senato, ma in piazza le proteste non accennano a placarsi. Prevista per domani la manifestazione “La cultura in piazza”.

Mentre infatti la commissione Istruzione di Palazzo Madama sta passando in rassegna il testo, i sindacati organizzano per domani “La cultura in piazza”, iniziativa a livello territoriale con fiaccolate di dissenso in contemporanea nelle principali città italiane.

Associazioni di categoria tutte riunite sotto un unico motto: no al ddl. Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Gilda e Snals precisano infatti che il decreto va radicalmente cambiato perché così com’è «non risolve il problema del precariato, afferma logiche autoritarie e incostituzionali nella gestione organizzativa delle scuole, mette in discussione diritti e libertà e cancella la contrattazione».

Ovviamente di diverso avviso il premier Renzi che continua a buttare acqua sul fuoco, facendo da paciere: «la riforma della scuola porta tante cose chieste e date ai professori e anche qualche polemica e protesta».

In piazza coi manifestanti ci saranno pure i parlamentari di Sel e del M5S che condividono le ragioni della protesta.

Nel frattempo il ddl prosegue la sua marcia costante; a breve la commissione Istruzione dovrebbe concludere la discussione generale sul testo.

Tra lunedì e martedì dovrebbe arrivare il parere della Commissione Bilancio anche sull’ammissibilità degli emendamenti (oltre 2.000); tra martedì e mercoledì l’inizio delle operazioni di voto con l’obiettivo di chiudere entro la prossima settimana. In Aula il provvedimento potrebbe arrivare nella settimana 15-21 giugno.

Sul voto del ddl pesano però due significative incognite: la riunione della direzione del Pd lunedì sera – anche per fare il punto sui risultati delle ultime regionali – e una nuova assemblea dei senatori del partito martedì mattina.

Renzi viene tirato per la giacchetta sia dalla minoranza Dem sia da altri senatori che non fanno parte della suddetta minoranza. Un passaggio importante, con la piazza che preme e rivendica i suoi diritti.

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