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In Turchia continua lo stato di emergenza

In Turchia continua lo stato di emergenza

Il President Erdogan afferma di essere pronto ad estendere anche oltre i tre mesi lo stato di emergenza. Intanto il Governo turco ha rinnovato la richiesta di estradizione dell’Imam Gulen agli Stati Uniti. Ieri il Parlamento di Ankara ha dichiarato lo stato di emergenza con 346 voti a favore e 115 contrari. Hanno votato a favore il Partito di Giustizia e Sviluppo (AKP) e il Partito Nazionalista (MHP), mentre i contrari sono stati il Partito Popolare Repubblicano (CHP) e il Partito Filocurdo (HDP).

Molte le persone in piazza durante la notte per sostenere il contro-golpe di Erdogan. Il Governo turco ha sospeso la Convenzione Europea dei Diritti Umani per un  periodo da 20 a 45 giorni. Il vicepresidente Numan Kurtulnus ha affermato che anche la Francia ha fatto così e la Turchia vuole soltanto garantire i diritti dei cittadini nella vita quotidiana, che non deve essere toccata da quanto sta accadendo in questi giorni. Il Presidente Erdogan ha già annunciato che lo stato di emergenza potrebbe durare oltre 45 giorni, forse anche tre mesi.

Intanto nel Paese la situazione è molto tesa: c’è stata una sparatoria a Kadikoy, quartiere asiatico di Istanbul, in cui una persona è morta e una è rimasta ferita. La sparatoria si è tenuta nei pressi di una concessionaria di auto.

La Turchia ha rinnovato la richiesta di estradizione per l’Imam Gulen, che dal 1999 si trova negli Stati Uniti, in Pennsylvania. Lo ha annunciato il Ministro degli Estri Mevlut Cavusoglu. Gli USA manderanno in Turchia al più presto una squadra di esperti e diplomatici per negoziare la collaborazione nell’estradizione con il Governo di Ankara. Intanto la Casa Bianca ha ripetuto l’appello di restituire  al più presto in Turchia il potere alle istituzioni democratiche e rispettare i diritti umani. Il noto giornalista e avvocato Orhan Cengiz è stato arrestato ieri dalla polizia turca insieme alla moglie Sibel Hurta e alla fotoreporter, accusati di aver fatto propaganda a favore del golpe.

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