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Governo Renzi: scontro sull’immunità parlamentare

Governo Renzi: scontro sull’immunità parlamentare

Il Governo Renzi è alle prese con l’immunità parlamentare, un argomento che fa tanto discutere poiché rappresenta un autentico scudo per i politici. Le inchieste giudiziarie degli ultimi anni hanno scoperchiato vasi di pandora, dai quali sono uscite fuori situazioni a dir poco imbarazzanti dove sono spesso coinvolti politici corrotti.

Allo stato attuale quest’ultimi non possono essere indagati per atti direttamente collegati alla loro attività in Parlamento, ma più di ogni altra cosa gli inquirenti non potranno perquisire, intercettare, ne tantomeno arrestare un membro della Camera o del Senato, senza l’autorizzazione da parte dell’Aula di appartenenza.

Uno dei venti emendamenti sottoscritti da Roberto Calderoli della Lega e da Anna Finocchiaro del Partito Democratico include le nuove disposizioni per l’immunità parlamentare. Tale provvedimento sarà valido anche per il nuovo Senato che sta per prendere forma, composto anche da consiglieri regionali e sindaci.

In sostanza, gente come l’ex sindaco di Venezia, Orsoni, indagato nello scandalo del Mose, potrebbero non essere più perseguiti dalla legge se sono nominati all’interno del nuovo Senato. L’accordo raggiunto e firmato tra PD, Forza Italia e Lega ha fin da subito acceso tante polemiche e critiche, soprattutto da parte dell’ala sinistra del PD che sta alzando un polverone con Vannino Chiti, Felice Casson e Pippo Civati.

Tutti e tre hanno aspramente criticato la decisione, mentre il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi considera l’immunità parlamentare una proposta che merita attente valutazioni. Il Governo Renzi sta affrontando una sfida davvero difficile, poiché gli italiani si sono più volte indignati dei privilegi della casta.

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